" GLI AGOSTINIANI IN ITALIA "
REALTA’ E PROSPETTIVE
Dal 1200 a oggi, una lunga e ricca storia di santi e di opere al servizio della chiesa
Profeticamente eravamo nati con Agostino, con la sua conversione, con la sua Regola monastica e i primi monasteri nell’Africa del nord. Da lui avevamo imparato tutto: carisma, spiritualità e quello stile di vita comunitaria che ci ha inseriti nel cuore della chiesa. Ma solo a metà del secolo XIII abbiamo avuto una fondazione ufficiale, con l’unione in un Ordine da parte della S. Sede di tutte quelle realtà monastiche sparse soprattutto nel centro Italia, che si rifacevano alla Regola e alla spiritualità di S Agostino. Dalla piccola e grande unione nel 1244 e 1256 nacque l’ORDINE DEGLI EREMITANI DI S. AGOSTINO, che passarono dalle compagne alle città e nel giro di un secolo costruirono un insediamento in tutte le principali città italiane, solitamente con il titolo di S.Agostino. Dall’Italia poi alla Germania e alla Spagna, in Francia e in Portogallo, in quell’Europa che già conosceva le principali opere di S.Agostino, attraverso la diffusione dei suoi manoscritti, e si lasciava guidare culturalmente dal suo genio: fu abbastanza agevole creare Studi e Università, dove si affermò quella Scuola Agostiniana che così gran peso ebbe nella creazione e diffusione dell’autentico umanesimo.
Fino al secolo XIX furono tempi di grande sviluppo: nella santità, nella cultura filosofica e teologica, nell’arte e nelle scienze. Non mancarono ombre, dissolte però puntualmente da movimenti di riforma. Ma il periodo delle soppressioni – quella napoleonica e liberale – fu fatale per le nostre presenze in Italia: un terremoto che sradicò la maggioranza delle nostre comunità e lasciò solo un piccolo seme che ha stentato a riprodursi nel secolo scorso.
Un altro secolo in salita
Dopo la soppressione del secolo XIX, la ripresa è stata e continua ad essere lenta. Inizia un altro secolo in salita, ma con la certezza che la formula non è affatto sorpassata. Va forse assunta e vissuta con più convinzione: meno dispersione e genericità, maggior qualificazione e competenza per rispondere alle esigenze di una umanità confusa e inquieta e di una chiesa che non cerca operai a tutti i costi, ma testimoni contenti, profondi conoscitori del cuore umano e soprattutto delle risposte che vengono dall’amore di Dio.
I numeri non sono ancora incoraggianti, mentre la realtà delle presenze è di tutto rispetto.
Dobbiamo però fare subito una doverosa precisazione. Negli ultimi anni del secolo scorso (anni 1990-2000) è avvenuta una novità assoluta sul piano storico: dalle sette antiche Province d’Italia si è passati ad una sola Provincia degli Agostiniani d’Italia, con 200 frati e 41 conventi sparsi in quasi tutte le regioni italiane (dobbiamo escludere Piemonte, Veneto, Calabria, Basilicata e Sardegna). La trasformazione è stata piuttosto travagliata, ma necessaria, come quelle operazioni chirurgiche che traumatizzano per l’amputazione, ma fanno sperare nello sviluppo di nuovi tessuti.
Su duecento frati, metà si trovano nella fascia tra i 45-65 anni; l’altra metà oltre i 65. Per fortuna vanno aggiunti una ventina di giovani leve (tra novizi e professi) che, se non sono sufficienti per rimpiazzare gli inevitabili vuoti, fanno almeno sperare in un germe di ripresa. Nei prossimi dieci anni dovremo ancora registrare un inevitabile calo, perché sorella morte non perdona, ma intanto potremo mettere le basi di una ripresa.
Ma partiamo dalla realtà delle attuali presenze. Sono notevoli, perché riguardano Santuari famosi, centri di forte attività pastorale e di riconosciuta spiritualità: Cascia, Milano, Benevento, Latina, Palermo (S. Rita), Tolentino (S. Nicola), Pavia (S. Agostino). Roma (S. Monica), Genazzano, Cassano delle Murge e Andria (Madonna del Buon Consiglio, degli Angeli e dei Miracoli).
Ai Santuari vanno aggiunte le innumerevoli Parrocchie in quasi tutti i capoluoghi di regione e alcuni Centri di attività culturali agostiniane (Pavia, Firenze, Tolentino, Roma, Napoli, Palermo), che attraverso incontri e pubblicazioni diffondono il pensiero e la spiritualità agostiniana.
Due Missioni(in Perù e in Slovacchia) qualificano particolarmente il nostro lavoro, che, nel suo insieme, è prevalentemente di natura pastorale, a sostegno delle necessità delle chiese locali.
Più agostiniani che semplici operai
La nostra missione, l’efficacia del nostro lavoro apostolico, dipende certamente da un plotone più consistente, ma a sua volta il plotone dipende necessariamente da
una migliore qualificazione, secondo la tradizione migliore del nostro Ordine in Italia.
Un Ordine deve anche supplire nei momenti di necessità, ma non può rinunciare per questa supplenza alla propria identità: ne va di mezzo la
propria consistenza. S. Agostino ha dovuto rispondere in coscienza alle necessità della chiesa africana, ma non ha mai rinunciato alla sua vocazione di servo di
Dio, per essere un efficace servo della Chiesa. Così l’Ordine oggi in Italia non può rinunciare alla sua agostinianità, se vuol essere efficace e adatto
nella sua attività apostolica. L’agostinianità; è il carisma di Agostino ed è la nostra arma vincente: una comunità di fratelli che si impegna
quotidianamente nel servizio di Dio (ascolto e studio della Parola) per essere in grado di servire adeguatamente i fratelli della comunità, della chiesa e del
mondo. Non si può essere preoccupati di servire i fratelli, o meglio, non si riesce a servirli nel modo più adatto alle loro esigenze, se non si impara ogni
giorno a conoscere il cuore di Dio, e in lui il cuore e la storia dei fratelli. Quando si trova il tempo di conoscere il cuore di Dio – nella meditazione e
nella lode- , e non lo si trascura, si diventa capaci di servire i fratelli, di lavare loro i piedi. Questa è la semplice formula del progetto culturale di
Agostino, una rivoluzione che ci azzecca sempre, perché è la risposta sempre attuale di Dio ai problemi del cuore umano. E’ una soluzione anche molto
semplice, ma che richiede una continua conversione della mente e del cuore.
Le strade del futuro
Che cosa faranno gli Agostiniani d’Italia? Che programma, che scelte faranno? Sono in tanti a chiederselo, dentro e fuori, proprio in tempo di Capitolo Generale (il 178° della serie). Per rimanere fedeli alla nostra missione, dobbiamo ricuperare la nostra agostinianità. Pensate che forza, tra frati e monache, se riuscissimo nel primo scorcio di questo nuovo millennio a riattualizzare il carisma di Agostino. La preoccupazione riguarda naturalmente i numeri, ma il vero problema è la nostra attitudine interiore. Se ci sintonizziamo con il cuore di Dio e, per risposta, con il cuore degli uomini, tutto è risolto, anche il problema dei numeri e delle strutture. Queste contano solo se sono al servizio di un carisma trasparente; perciò andranno riviste, perché non soffochino o non impediscano il lavoro essenziale, con buona pace di chi pensa solo a se stesso o alla propria parrocchia. Le strutture vanno e vengono; è sempre stato così; ora più ora meno. Adesso è il momento del meno, ma è fondamentale che riflettano un carisma semplice ma autentico. Altrimenti ci pensa la Provvidenza, a cui non mancano i mezzi per purificare: con la morte o con la soppressione ad opera del braccio secolare, che è la stessa cosa.
Una campagna di sensibilizzazione è già in atto da tempo a livello formativo. Alcuni Corsi di spiritualità agostiniana sono stati organizzati per convincerci che la formula di Agostino non è affatto sorpassata, anzi è più che mai vincente. Ma se non ci documentiamo con un po’ più di buona volontà, se non diventiamo più lettori di Agostino e non sappiamo, come lui, seguire il vero progetto culturale cristiano fondato sulla Scrittura, continueremo a piangerci addosso e a battere l’aria.
Anche alcuni piccoli sogni stanno uscendo dal cassetto.
Uno riguarda alcune piccole comunità che dovrebbero proporsi soprattutto ai giovani, per aiutarli a ritrovare se stessi in un clima di preghiera e di dialogo fraterno. Questo progetto è stato iniziato nel Sud, nella Puglia e in Sicilia, a Cassano delle Murge e a Gela. Vogliamo provare a disintossicarci da certi schemi di lavoro già prefissati per avere tutta la calma di incontrare i giovani, di ascoltarli, di aiutarli a crescere e a scegliere, anche con la proposta di uno stile di comunità alternative. La stessa esperienza vorremmo fare nelle città universitarie dove siamo presenti (Bologna, Firenze, Perugia): offrire ai giovani studenti un modello di studio e di ricerca della verità e della propria vocazione attraverso l’esperienza di Agostino rivissuta in comunità.
Un altro sogno riguarda il tentativo di collaborare con le nostre consorelle di vita contemplativa per costruire insieme una comunità di preghiera e di scuola di preghiera, secondo lo stile della spiritualità di S. Agostino. Vorremmo cominciare con Pavia, dove riposano le spoglie del nostro S. Padre Agostino. Lì in questi anni vorremmo costituire una comunità che rappresenti tutta la famiglia agostiniana (Agostiniani, Agostiniani Scalzi e Recolletti) con il preciso proposito di offrire un luogo di testimonianza e di scuola della vera agostinianità. Sarà l’inizio di un nuovo stile di collaborazione con le nostre consorelle monache per potenziare la trasparenza del nostro carisma nei nostri centri più significativi.
E’ un inizio di secolo in salita, ma quanto mai ricco di stimoli e di sfide. I nostri Santi ci incoraggiano e ci confermano che il marchio agostiniano, quel cuore trafitto dalla potenza della Parola di Dio, se continua ad ardere, continuerà a richiamare folle di cuori inquieti, perché trovino pace e stabilità nel suo amore. Chiediamo anche a tutti i nostri lettori e devoti di S. Rita una preghiera di sostegno, per poter continuare a sperare insieme. Grazie.
P. Giovanni SCANAVINO O.S.A.
P. Provinciale

